Il 2 giugno tornano i festeggiamenti: Roma diventa tricolore

76 anni della Repubblica Italiana, 76 anni dal referendum del 1946, il quale decretò la libertà dell’Italia. Una libertà che oggi assume un peso maggiore visti i due anni di restrizioni, chiusure e divieti.

Oggi è festa nazionale. Da ieri a Roma si respira un’aria diversa, colorata da musiche e concerti. Già dalle primissime ore della giornata odierna Mattarella – insieme alle più alte cariche istituzionali – depositerà la corona d’alloro con nastro tricolore sull’altare della Patria. Tutti gli italiani tutti sono in attesa con gli occhi al cielo per vedere sfrecciare i tre colori della nostra bandiera.

Tanti gli ospiti che prenderanno parte alla manifestazione, tra questi anche Il Volo. Il gruppo lirico intonerà l’inno italiano presso i Fori Imperiali di Roma in concomitanza con la parata caratteristica della Festa della Repubblica. A differenza degli anni passati, invece, nel pomeriggio non sarà concessa l’entrata ai Giardini del Quirinale, fatta ad eccezione per le persone con fragilità accompagnate da associazioni nazionali.

Tra le varie novità, quest’anno Roma – nel quartiere di San Lorenzo – accoglierà la prima edizione del Festival del libro per la pace e la non violenza. Evento che si protrarrà fino al 5 giugno. I romani e non potranno prendere parte a più di 130 eventi tra workshop, conferenze, presentazioni di libri e mostre fotografiche. Circa 70 sono le associazioni e le realtà editoriali coinvolte presso il Giardino del Verano.

Lo slogan manifesto della giornata è Insieme a Difesa della Pace. Il presidente della Repubblica, in un messaggio alle forze armate, ha affermato “La pace è un bene indivisibile” a sostegno della preoccupante situazione che stiamo assistendo appena fuori dai nostri confini. Che sia questo un augurio per una futura pace.

Buoni festeggiamenti della Repubblica Italiana a tutti gli italiani.

Capaci: la strage delle stragi, 30 anni dopo

Del 23 maggio 1992 si ricorda solo tanta paura. Una paura dettata dall’ignoto, dal non sapere e da un qualcosa di troppo più grande: la mafia. Oggi ricorrono 30 anni dalla strage di Capaci per mano di Casa Nostra. Un solo obiettivo: Giovanni Falcone.

Luigi Scalfaro – in quel momento Presidente della Camera – si domanda “è solo mafia quella?”. Oggi, dopo ben 30 anni ancora non si ha una risposta certa.

Un colpo pianificato e voluto già negli anni precedenti. Falcone rappresentava una mina vagante già dal 1983, anno in cui venne realizzato il pool antimafia a Palermo. Una mafia capeggiata da Salvatore Riina e dai suoi fedelissimi – Leoluca Bagarella, Matteo Denaro, Nino Gioè e Gioacchino La Barbera. I nomi di coloro che hanno realizzato la strage delle stragi. In particolare l’organizzatore e artefice della mote di Falcone è stato Giovanni Brusca, uomo fedelissimo del boss.

Una strage che si è dipinta di rosa. Oltre a Falcone, infatti, morì anche sua moglie Francesca Morvillo – accademica e giudice – essa è stata l’unica donna magistrata a cadere vittima della mafia. Non a caso, l’attentato avvenne all’altezza dello svincolo autostradale che divide Capaci dall’Isola delle Femmine.

Dopo il 23 maggio l’obiettivo divenne Giovanni Borsellino – grande amico e collega di Falcone – assassinato il 19 luglio dello stesso anno. Non solo, il mirino venne posto anche su Maurizio Costanzo, l’ennesimo attentato avvenne infatti il 14 maggio 1993, questa volta con esisto negativo. Costanzo e la moglie si salvarono, la strage fallì. Proseguirono di li a poco alcuni esplosioni a Roma e Firenze.

Migliaia le vittime, ma altrettanti furono i carnefici. Si tratta di una mafia che ha scardinato tutti i vertici politici, eventi che ancora oggi pesato sulla memoria italiana.

Studiare la storia, ricordare ciò che è accaduto è l’unico espediente per non ricadere negli stessi errori. Primo Levi affermava “Tutti coloro che dimenticano il loro passato, sono condannati a riviverlo.”

Cannes: un Festival tra sorprese e pace

Si sono srotolati, in questi giorni, i tappeti rossi della 75° edizione del Festival di Cannes. Un’aria di libertà, un ritorno alla normalità anche per tutti gli artisti che per troppo tempo sono stati lontani dal grande schermo. Il ricordo del passato però non è mai svanito: ad aprire il Festival, infatti, è stato il film Coupez! di Michael Hazanavicius. Gli zombi sono i protagonisti di una pellicola che si pone dalla parte degli amanti del cinema, di coloro che ne hanno fatto una scelta di vita.

Il rumors parlano di una metafora chiara e netta: gli zombie e la morte. Una morte vera data dalla pandemia ma anche una morte che può essere sconfitta e dunque un inno alla vita.

A Cannes, però, c’è anche aria di festa e spazio per le sorprese: proprio nella serata di ieri, 19 maggio, gli spettatori hanno avuto l’onore di assistere alla consegna della Palma d’Oro onoraria a Tom Cruise. Un premio completamente inaspettato che ha preceduto l’inizio della pellicola “Top Gun: Maverick”.

Un film che ha cercato di guardare oltre il suo capostipite senza però mai dimenticarsi di questo. Girato nella base navale di San Diego, esso fa capolino con rimandi al passato, gli stessi che permettono alla pellicola di continuare a girare. Tra questi, gli spettatori, hanno avuto il piacere di assistere alla nuova love story con Penny; interpretata da Jennifer Connelly. Nuova si, ma i maggiori fan del film si ricorderanno certamente del suo nome già citato ben 36 anni fa.

Il premio non è stato l’unica sorpresa di Cannes, sul maxi schermo è apparso il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky. In cerca di appoggio, si è rivolto a tutti i cineasti presenti in platea. Ha fatto un appello al cinema, chiedendogli di “non restare muto”. I più appassionati possono, senza nessuna difficoltà, comprendere il rimando ad uno dei cineasti per eccellenza: Charlie Chaplin. Proprio il Presidente crede fortemente nella necessità di un nuovo Chaplin che non rimanga muto, oppresso dalla paura, ma che dia spazio alla libertà e che combatti per questa.

“L’odio alla fine scomparirà e i dittatori moriranno. Siamo in guerra per la libertà”.

Subito dopo il Festival ha ripreso a pieno ritmo e le pellicole hanno iniziato a scorrere in cerca di una normalità forse, ad oggi, utopistica.

‘Il coraggio di essere Franco’: un anno dopo

Oggi 18 maggio il calendario segna già un anno dalla scomparsa di Franco Battiato. In suo onore Rai1 trasmetterà un documentario “Il coraggio di essere Franco” in prima serata alle 21.20. Scritto da Angelo Buzzolini, la pellicola è caratterizzata da varie testimonianze delle persone a lui più care e maggiormente influenti nella sua vita artistica privata.

Un’idea che Buzzolino ha presentato al direttore della Rai – Stefano Coletta – dal quale ha ricevuto una risposta affermativa ed entusiasta. Franco ha rappresentato una delle voci di maggior successo sul territorio italiano, il film ripercorre, infatti, tutte le sue avventure per mano della sua famiglia artistica. In modo particolare, una delle protagoniste e braccio destro di Buzzolino è stata Cristina Battiato, sua nipote ed erede ufficiale.

La pellicola ripercorre il periodo forse più critico della sua vita, quello della malattia. Presente infatti, anche il suo padre spirituale – Bormolini – che lo ha accompagnato fino al suo ultimo respiro. Un male che lo ha spento giorno dopo giorno, portandosi via le sue immense doti sonore ed intellettive e poco dopo anche il suo corpo. In quel periodo il cantante Morgan scrisse “Battiato mi spezza il cuore” canzone inedita che potremmo ascoltare per la prima volta proprio nel documentario che verrà trasmesso questa sera.

Un film che tocca le corde più intime del cantante. Grazie alla voce narrante di Alessandro Preziosi è possibile entrare a far parte del mondo privato di Franco attraverso le riprese esclusive delle sue abitazioni in Sicilia e Milano. Ancora, non mancheranno immagini inedite della sua famiglia anche grazie ad alcune pellicole tenute al riparo negli archivi Rai.

Battiato affermava di non essere mai nato quindi mai morto, eppure è stato uno dei pochi che è riuscito ad irrompere le regole della musica italiana costituendo un nuovo concetto di musica pop. Ha cavalcato schermi televisivi, cinematografici ed i più importanti palchi. Ricordarlo, oltre che un piacere, è un dovere.

You are a woman in love
Baby I need your love
I want your love
Over and over again
Come in into my life
Baby, I want to give you my soul
Baby, I need your love.

Stefania: Una coppa alzata al cielo ma si attende la vittoria più grande

É terminato l’Eurovision e l’Ucraina alza la coppa della vittoria, quella che però non ha visto come acerrima nemica la Russia

Condotto da tre grandi figure dell’immaginario italiano – Cattelan, Laura Pausini e Mika – Torino si è trasformata nella città della musica. Migliaia le persone che hanno preso parte all’evento in presenza – uno dei primi ritorni post pandemia – ma altrettanto notevoli sono stati i numeri degli share; in modo particolare nella serata della finalissima.

Stefania è stata la canzone che si è aggiudicata la vittoria. Il palco si è colorato di celeste e di giallo, proprio quei colori che da mesi sono stati i protagonisti di tutti gli schermi senza opporre distinzioni geografiche. Stefania ha vinto ma i festeggiamenti sono limitati. Gli Ucraini speravano nella vittoria delle vittorie, nella sconfitta, o perché no, nella pace con la Russia.

«Ci vorrebbe un missile nucleare su Torino» ha affermato la giornalista russa Yuliya Vityazeva. Parole forti e rumors giungono da tutto il mondo: la politica si è impossessata dell’arte. Una vittoria scontata, una coppa alzata al cielo per compassione? Può darsi.

Il perdono e la commozione però hanno avuto la meglio. Ciò che ha indorato la pillola di tutti i tifosi stranieri sono state le immagini del cantante Oleh Psjuk, le quali lo ritraggono mentre saluta la fidanzata prima di tornare a combattere a fianco della sua nazione. L’euforia della vittoria, la gioia di una popolazione che si sgretola giorno dopo giorno ha dato la forza al cantante di abbassare la coppa ed alzare le armi.

Nonostante tutto, complimenti alla Kalush Orchestra per questa vittoria, nella speranza che la prossima edizione dell’Eurovision si possa celebrare in Ucraina. In quel caso, i festeggiamenti saranno doppi.

Addio Chadwick Boseman

Muore a soli 43 anni l’attore statunitense Chadwick Aaron Boseman colpito da un tumore incurabile al colon.

Debutta nella carriera cinematografica nel 2003 in un episodio della serie tv Squadra emergenza. Boseman – oltre per i suoi innumerevoli ruoli – è ricordato per aver interpretato il primo supereroe nero nella grande famiglia Marvel in Black Panther del 2018, diretto da Ryan Coogler. Come un classico Marvel, il film ottenne un grande successo sia del pubblico che della critica, raggiungendo l’Oscar come miglior film. Questo lo condusse al secondo battesimo: primo film di supereroi a ricevere tale candidatura. Lo riconosciamo anche nelle pellicole di Capitan America: Civil War, Avengers: Infinity War e Avengers: Endgame.

In questi giorni più che mai rimbomba la lotta contro ogni discriminazione razziale, in modo particolare nei confronti dei neri. #BlackLivesMatter (Le vite dei neri contano) è un’organizzazione fondata da afroamericani che si batte ogni giorno per il rispetto dei propri diritti. In pochi mesi si sono verificati eventi che hanno scosso l’intero mondo, vedi la morte di George Floyd per mano di un poliziotto bianco.

Chadwick Boseman ha indossato molte maschere, interpretato i più svariati ruoli, eppure in punto di morte, viene ricordato principalmente per il ruolo da primo attore nero.

L’ America è una delle nazioni più sviluppate al mondo, ma forse ciò che manca è l’ingrediente principale: l’uguaglianza.

Addio, Chadwick.

Paolo Borsellino, una storia che insegna

Erano appena le cinque del pomeriggio del 19 luglio 1992 quando in via D’Amelio – Palermo – una Fiat 126, contente 90 grammi di esplosivo, prende fuoco. Il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della polizia furono, fortunatamente, le uniche vittime di una strage a stampo terroristico-mafioso che ancora oggi viene ricordata come un evento storico che ha messo in evidenza una situazione italiana allarmante. La mafia, infatti, è un quadro della nostra nazione sempre esistito che ha condotto molte famiglie a perdere i propri cari, vittime di una società corrotta.

Le indagini si protrassero per anni, fu considerato infatti uno dei più grandi depistaggi della giustizia italiana. Vincenzo Scarantino è stato riconosciuto come uno dei principali falsi pentiti, ottenne però l’attenuante in quanto condotto a commettere reati per mano di altri.

Paolo Borsellino è una mini serie televisiva, con solo due puntate da 100 minuti l’una, andata in onda nel 2004 su canale cinque. Diretta da Gianluca Maria Tavarelli, la serie è ambientata a Palermo e ripercorre gli ultimi venti anni di storia di Paolo Borsellino e Giovanni Falcone sotto la guida di Rocco Chinnici e Antonino Caponnetto. La trama è una chiara denuncia nei confronti di una società corrotta dalla mafia.

“Io non sono un eroe. Semplicemente non giro la testa dall’altra parte. Non faccio finta di non vedere”

Queste furono le parole di Borsellino, che rimbombano ancora oggi dopo 28 anni dalla strage. 28 anni di storia, di momenti che ancora ricordano un evento così grave. Il ricordo serve per combattere, per far in modo che stragi come questa possano essere previste e bloccate.

Sara Rizzitiello

Addio Ennio Morricone

Si è spento nella notte in una clinica di Roma il maestro Ennio Morricone. Musicista e compositore delle più belle colonne sonore del cinema italiano e mondiale da Per un pugno di dollari a C’era una volta in America. Sue sono le canzoni dei film come Malena e Nuovo Cinema Paradiso.

Ci lascia a 92 anni l’Oscar indiscusso della musica italiana, accompagnato fino all’ultimo respiro dalla moglie Maria, i figli e tutti i suoi nipoti. Non si è dimenticato, anche negli ultimi istanti della sua vita di ringraziare il pubblico che lo ha seguito e sostenuto in ogni sua nota che solo lui sapeva rendere eterna. I funerali si svolgeranno in forma privata nel rispetto della sua umiltà e del sentimento di dolore che avvolge la famiglia.

Ha composto più di 500 musiche per film e serie Tv, la sua fama mondiale, però, accresce sempre di più grazie alle musiche prodotte per il genere del western all’italiana. Queste gli permisero collaborazioni importanti con Sergio Leone, Duccio Tassari e Sergio Corbucci. Non mancano nomi che varcano l’oceano come Brian De Palma e Quentin Tarantino.

La sua musica è stata usata per più di sessanta film vincitori dei premi, come gli Oscar.

Addio, Maestro.

Sara Rizzitiello

Sotto il sole di Riccione

Oggi 1° luglio su Netflix è finalmente disponibile il film Sotto il Sole di Riccione, diretto dai YouNuts. Tommaso Paradiso è lo special guest ufficiale, il titolo infatti riprende una delle sue canzoni – Riccione – che meglio incarna le hit estive. E’ lo stesso Riccione, infatti, lo scenario in cui un gruppo di adolescenti si trovano a trascorrere le giornate più calde estive.

Una comitiva, quella che siamo soliti vedere e vivere noi addolcenti, un gruppo di ragazzi uno diverso dall’altro, ognuno con una propria storia. L’amore, ingrediente che meglio si sparge tra i lettini e gli ombrelloni delle spiagge. Una palla da beach che vola e un’amicizia che si crea.

La pellicola si srotola per 100 minuti, attimi in cui si alternano continuamente scene di spensieratezza, caratteristica principale della stagione estiva, e scene di estrema delicatezza date da questioni come la cecità di uno dei ragazzi, Vincenzo interpretato da Lorenzo Zurzolo. I principali nomi del cast sono Luca Word, Cristiano Caccamo, Ludovica Martino e lo stesso Tommaso Paradiso che accompagna l’intero film con le sue canzoni come colonne sonore.

Quest’anno è un’estate particolare come ben sappiamo, tante cose ci sono negate, ma nessuno ci vieta di sperare in qualcosa, in un messaggio, in una chiamata, in un amore estivo che tanto si temeva. L’estate è così, non si ha paura di vivere, il sole, la sabbia e il caldo creano una cornice che non ha paragoni.

Sotto il sole di Riccione è il classico film leggero e adolescenziale che fa innamorare e sperare nel lieto fine, ma questo ci sarà? Riuscirà a vincere ancora una volta l’amore nonostante le varie vicissitudini che lo impediscono?

NO SPOILER!

Non vi resta che gustarlo in una delle prossime calde sarete estive, e magari perché no, la paura svanisce e sarete voi con le vostre storie i protagonisti di questa nuova estate.

Buona visione.

Sara Rizzitiello

Giornata mondiale contro l’abuso e il traffico di droga

Oggi , 26 Giugno sarà la giornata mondiale contro l’abuso e il traffico di sostanze stupefacenti. La giornata è stata istruita dall’Assemblea delle Nazioni Unite nel 1987 , per prevenire i problemi legati all’uso e al traffico delle droghe. La responsabilità civile è nazionale è stata chiamata in causa , perché risultano essere inefficaci le iniziative culturali e sociali di prevenzione. Ogni giorno , sostanze sempre nuove e letali fanno comparsa sul mercato internazionale seminando vittime di tutte le età. I più esposti rimangono sopratutto i giovani , ma cadono nella trappola anche persone famose come artisti o attori. Ricordiamo ad esempio la morte del Wrestler Eddie Guerrero , morto la mattina del 13 Novembre 2005. L’autopsia rivelò che il decesso fu dovuto per un attacco cardiaco e nel sangue di Eddie fu trovata soltanto un’aspirina. Oppure ricordiamo i decessi , sempre per arresto cardiaco , di Michael Jackson e di Amy Winehouse sempre dovuti all’eccesso di droga. Anche Charlie Sheen , l’attore che interpreta Charlie Harper nel cast “Due Uomini e 1/2” finisce nel mondo della droga , venendo escluso nella stagione successiva della serie tv. La crocodile drug o meglio la Desomorfina è considerata una delle droghe più letali , che va a sostituire la morfina ma con effetti più devastanti e pericolosi , trattandosi di una sostanza chimica oppiacea.