
Aldo Moro rappresenta un piccolo tassello della storia italiana, storia di una nazione corrotta dalla politica. Era il 1978, in pieno governo Andreotti, quando l’auto di Aldo Moro fu intercettata in via Mario Fani a Roma, da un gruppo armato di Brigate Rosse.
Con un grande saper fare, la banda riuscì in pochi minuti ad uccidere i due carabinieri che viaggiavano con Moro e sequestrare il presidente della Democrazia Cristiana. Passarono 55 giorni, nei quali il politico fu sottoposto all’inquisizione del “tribunale del popolo” – fondato dalle stesse brigate rosse – per poi essere ucciso. Il 9 maggio la salma di Aldo Moro fu trovata all’interno di una Renault 4 rossa, parcheggiata in via Caetani, ad una distanza di meno di 150 metri dalla sede nazionale del Partito Comunista Italiano e dalla Piazza del Gesù, in cui si trova la sede nazionale della Democrazia Cristiana.

È stato Marco Bellocchio – ricordiamo vincitore dei David di Donatello 2020 con il film Il Traditore – a rendere omaggio a Moro con il film Buongiorno, Notte, del 2003. Il regista prende nota dal romanzo del 1998 Il Prigioniero di Anna Laura Braghetti, e insieme ai documenti originali dell’epoca, mette in scena il Caso Aldo Moro. Un caso che si dispiega tra il dramma umano di un uomo politico in mezzo ad una politica corrotta e il dubbio che si cela dietro Chiara, una delle brigatiste.
Buongiorno, Notte si fece largo anche tra la folla della critica. Fu selezionato per la 60° Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Creare pellicole su fatti realmente accaduti, e per di più, eventi drammatici, rappresenta una doppia sfida per il regista. Anche questa volta, Bellocchio ha dato mostra di come sappia eccellere nel suo lavoro; il film, infatti, fu apprezzato in primis dalla famiglia di Moro ma anche da ex brigatisti.
Purtroppo il film di Bellocchio non è il primo ne l’ultimo a narrare vicende di cronaca nera in Italia. Con la speranza di un futuro migliore, non perdiamo l’occasione per congratularci, ancora una volta, con il regista per la vittoria freschissima – ahimè più che meritata – del David di Donatello 2020.
Sara Rizzitiello
