
“E sai che ho imparato una cosa?”
“Ah, sì? E cosa hai imparato?” miagolò Zorba
“Che vola solo chi osa farlo”.
Stavolta è toccato a lui volare in alto, perchè ha avuto il coraggio di raccontare con la fantasia che lo contraddistingueva storie semplici e quotidiane, ma ricche di significato. Una letteratura per adulti mascherata in personaggi infantili. Si può riassumere così la vita e la carriera da scrittore dello scrittore cileno, stroncato stamattina dal coronavirus che lo teneva in coma da un mese e mezzo in un ospedale di Oviedo, dove si era trasferito dopo aver trascorso tanti anni a Parigi.
Ma Luis Sepulveda non era solo uno scrittore. Colto, anticonformista, si era opposto con fermezza al colpo di Stato di Pinochet dell’11 settembre 1973 che rovesciò il regime democratico di Salvador Allende, che poi verrà ucciso dalle truppe golpiste.
E proprio da quel Cile era stato costretto a scappare, a causa della dittatura sanguinaria imposta dal dittatore cileno, poi morto nel 2009. E quella fuga in Europa, sua seconda casa, era diventata anche la terra del suo successo.
La vita: Dal Cile all’Europa, fino al suo capolavoro “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare”
Nato a Ovalle, in Cile, il 4 ottobre 1949, Luis Sepulveda esordisce nel teatro mentre al contempo combatte nelle Brigate Internazionali, gruppo rivoluzionario istituito nella lotta al regime di Pinochet. Nel 1978 fugge in Germania, da dove, nel 1995, pubblicherà Patagonia Express. Gli farà seguito, nel 1996, il suo capolavoro per antonomasia: Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare, dal cui romanzo verrà tratto lo splendido film d’animazione di Enzo D’Alò La gabbianella e il gatto.
In quello stesso anno si trasferisce a Gijon, nelle Asturie, dove rimane fino alla sua morte, tanto ingiusta quanto infame. Poliglotta e giramondo, della cultura italiana aveva appreso l’enfasi nella scrittura e la solidarietà, che lui stesso decantava nei suoi romanzi.
Infatti, Sepulveda nei suoi romanzi si faceva sempre difensore di chi era sempre ai margini, oppresso da codici ipocriti che lui stesso criticava aspramente. Di lui ci mancherà la sua vitalità e la sua passione, che riversava nei fiumi d’inchiostro e cultura, che si trasformavano in piene da travolgere le ignoranze e le ipocrisie della gente.
Ciao, Luis. Grazie di tutto e della tua cultura.
Gianluca Dozza


