
Il David di Donatello nasconde sempre trame o aneddoti che rimangono scolpiti nella memoria dell’uomo, grazie alla sua capacità di far rivivere con potenza gli anni gloriosi del cinema italiano. Oggi più che mai, si necessita di questo rifugio nei ricordi, per scappare da questa emergenza sanitaria che, soltanto oggi, ha causato 712 morti e oltre 4400 contagi.
Eccoci, allora, a raccontare l’edizione del 1998. Un’edizione che, come sempre, sarà caratterizzata da eventi che si collegheranno l’uno con l’altro, intrecciandosi in un percorso senza tempo, con storie, a volte belle, a volte meno, a fare da contorno.

1998: Da Sarno ai Mondiali di Francia, passando per Roma
Il 5 maggio 1998 l’Italia vive la peggiore catastrofe naturale che sia mai stata causata dal maltempo. A partire dalle 17, fino alla mezzanotte del 6 maggio 1998, la Campania viene investita da una serie di frane e smottamenti, dopo sette ore di pioggia incessanti.
Da Sarno, in provincia di Salerno, a S.Felice a Cancello, in provincia di Caserta, una bomba d’acqua investe tutto il Cilento e l’Irpinia -tra l’altro già duramente colpita dal devastante sisma del 23 novembre 1980-, travolgendo qualsiasi cosa o persona si trovi di fronte.
è una strage. 160 morti, 360 feriti e circa 3000 sfollati, per quella che è tuttora considerata la peggior tragedia naturale in Italia per numero di vittime.
I David di Donatello, che si terranno il 5 luglio di quell’anno, cadono quasi a fagiolo. Infatti, oltre a svolgersi a due mesi esatti dalla tragedia, si svolgono anche in concomitanza con i mondiali di Francia, quasi a fare da antidoto sia alle persone colpite dalla tragedia di due mesi prima, ma anche per alleviare la delusione dell’esclusione dell’Italia dalla Coppa del Mondo ai rigori dai padroni di casa -nonché cugini-, transalpini, che poi vinceranno il trofeo nella finale del Saint Denis, dove batteranno il Brasile di Ronaldo per 3-0.
Almeno nel cinema, i francesi non vinceranno. Infatti, dopo aver trionfato agli Oscar come miglior fim straniero, miglior colonna sonora e miglior attore protagonista, La vita è bella fa il pieno di premi, aggiudicandosene ben nove, tra i quali miglior film, miglior regia e miglior attore protagonista.
Per questo ruolo, Roberto Benigni aveva già ottenuto l’Oscar, grazie alla sua magistrale interpretazione di Guido Orefice, orafo ebreo nella Firenze occupata dai tedeschi. La statuetta del David di Donatello sarà un’ulteriore riprova del suo immenso talento, che in questa commedia appare in tutta la sua forza comunicativa nel voler far apparire come un gioco al proprio figlio l’orrore della guerra e dei campi di sterminio.
Un messaggio importante che, soprattutto oggi, serve come antidoto a questo sterminio da parte di un nemico misterioso ed invisibile, che scientificamente viene chiamato CoVid-19. Più propriamente, coronavirus.
Gianluca Dozza


